“La prigione del passato

incatena il mio presente

e cancella il mio futuro”

Primo Levi

 

COSA E’ IL DISTURBO

POST TRAUMATICO DA STRESS

 

Una mattina ti svegli, convinto di avere davanti una delle tue tante giornate.

 

Tre ore dopo niente è più come prima. Puoi essere stato testimone di un grave incidente d’auto, un incendio può avere distrutto tutto ciò che avevi, o qualcuno può averti aggredito in maniera inaspettata e violenta.

 

                  Da quel momento in avanti ci saranno nella tua vita un “prima” e un “dopo”. “Dopo”, di colpo, senti di non avere più il controllo della tua vita e di ciò che capita intorno a te. Ti senti vulnerabile e il tuo mondo non è più sicuro.

 

                  Il Disturbo Post Traumatico da Stress è una manifestazione psicopatologica di consistente gravità, sovente a lungo termine, con sintomi in evidente relazione con l’esposizione a un evento traumatico.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che ben il 25% degli individui sottoposti ad eventi vissuti come altamente stressanti manifesta in seguito tale invalidante disturbo.

 

  

QUALI SINTOMI SI MANIFESTANO

 

I sintomi sono invasivi e invalidanti, i principali sono:

·       Ricordi e sogni spiacevoli e intrusivi;

·       Agire o sentire come se l’evento si stesse ripresentando;

·       Disagio all’esposizione di fattori che ricordano l’evento traumatico;

·       Sforzi per evitare pensieri, luoghi, persone che evocano ricordi del trauma;

·       Perdita di interesse nelle attività;

·       Difficoltà ad addormentarsi o a concentrarsi, facile irritabilità;

·       Esagerate risposte di allarme di fronte a stimoli poco pericolosi.

 

 

COSA PEGGIORA LA SITUAZIONE

 

Chi presenta tale disturbo mette in atto, con le migliori intenzioni, delle strategie che, a lungo andare, gli si ritorcono contro:

 

Cerca di non pensare al trauma: nel tentativo di allontanare da sé quelle immagini, finisce col perdercisi dentro; infognandosi sempre più in un labirinto buio ed intricato.

 

Evita le situazioni associabili al trauma: tende ad evitare qualunque situazione o stimolo che possa evocare il dolore del trauma subito. La persona aumenta in questo modo la paura di poter rivivere l’evento spiacevole.

 

Richiede aiuto e rassicurazioni: cerca la costante presenza di altri. Può lamentarsi spesso del suo problema. Ciò purtroppo cementifica la percezione di incapacità ed alimenta l’identità di essere una persona “malata” per sempre.

 

 

COME INTERVENIRE

 

Se vivi questo problema da molto tempo, ti porti dietro quelle brutte immagini senza riuscire a liberartene è bene che ti rivolgi ad uno psicoterapeuta adeguatamente preparato.

 

Ti accompagnerà, in modo morbido ed accogliente, a ripercorrere e rielaborare l’esperienza traumatica. Attraverserai i tuoi ricordi dolorosi per poterne venire fuori. E' questo il modo per riporre il passato in un cassetto, chiudendolo definitivamente  a chiave.

 

Molte terapie psicologiche sono efficaci nel trattamento di tale invalidante disturbo. La psicoterapia breve strategica è vincente in oltre il 90% dei casi (Fonte: Centro di Terapia Strategica Brevi di Arezzo e Studi affiliati).

 

"Se vuoi venirne fuori

devi passarci nel mezzo"

W. Shakespeare

 

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"IL GIOVANE SPETTATORE DI UN INCIDENTE"

 

CASO CLINICO TRATTATO

 

 

Un genitore viene nel mio studio chiedendomi un consulto riguardo suo figlio. Lo trova improvvisamente cambiato: è insicuro, richiede costantemente la presenza di un accompagnatore, anche per banali uscite di casa, ha paura ad andare a scuola e non riesce a concentrarsi. Questa situazione è presente da qualche settimana e tutto è cominciato dal giorno in cui il ragazzo ha assistito a un incidente stradale.

 

Ascoltai con attenzione il resoconto del genitore e, dopo aver posto alcune opportune domande, lo rassicurai dicendogli che avrei senz'altro incontrato il figlio e che avremmo subito lavorato per sbloccare al più presto il suo problema.

 

La volta successiva conobbi Paolo (nome inventato per la privacy), sedici anni, un normale adolescente che si accomodò con discrezione nella poltroncina. Gli dissi che il padre mi aveva già raccontato alcune cose, ma che era importante che lui mi descrivesse esattamente il suo problema. Riferì di sentirsi a disagio, pauroso anche riguardo quelle incombenze che fino a poco tempo fa era stato in grado di svolgere autonomamente. Prima si recava a scuola con lo scooter, adesso voleva assolutamente essere accompagnato. Si sentiva distratto, perso, tormentato dai suoi pensieri.

 

Conoscendo già in parte come stavano le cose chiesi se questa situazione si fosse consolidata pian pian nel tempo o se avesse avuto inizio in un momento ben preciso. Il giovane raccontò allora la sua esperienza. Mentre era con lo scooter con un suo amico, aveva visto un camion posto di traverso sulla strada e alcune persone accalcate attorno. Subito dopo si accorse di un'ambulanza dietro il camion, di uno scooter e di un corpo morto a terra. Il cadavere era stato appena coperto con un telo bianco e sull'asfalto c'era una evidente pozza di sangue. Tutto era durato pochi secondi, il tempo di passare con il suo motorino, ma tutte le immagini descritte gli erano rimaste impresse. Raccontò il fatto in modo surreale, quasi distaccato, con evidente shock ma anche quasi con un senso di estraniamento dai fatti. Il ragazzo sembrava non mostrasse alcuna emozione.

 

Ma le immagini lo perseguitavano arrivando come un rapinatore che si impossessa all'improvviso dei suoi rari attimi di tranquillità. Per questo si sentiva pauroso, era insicuro e voleva la costante presenza di qualcuno al suo fianco. Riusciva a stare a scuola con difficoltà, ma i compiti erano proprio impossibili da svolgere, quei ricordi occupavano la sua mente e non concedevano spazio ad altro.

 

Fui molto empatico con Paolo, lo ascoltai con calma concedendo tutto lo spazio di cui aveva bisogno. Quando ebbe terminato spiegai con delicatezza che aveva vissuto, sia pur indirettamente, una brutta esperienza traumatica e che, invece di cercare di scacciare quei brutti pensieri, che poi tornavano ancora più forti e inquietanti, doveva metterli in uno spazio giornaliero, in modo da poterli riporre dentro un ideale cassetto, distanziandosene man mano e sentendosi più libero. Avrebbe dovuto armarsi di carta e penna: “Ogni giorno voglio che scrivi sul tuo quaderno la tua esperienza, avendo cura di raccontare e rivivere ogni particolare: tu che sei tranquillo sul motorino, il camion, la gente, l'ambulanza, il corpo esanime per terra, il sangue, il telo bianco disteso sopra. Scrivi sulla carta tutte quelle brutte immagini aggiungendo anche come ti sei sentito, le tue paure, comprese quelle che vivi ogni giorno. Ti preannuncio che all'inizio sarà un po' difficile, ma con il trascorrere dei giorni scrivere queste cose avrà un effetto ben preciso, la prossima volta mi racconterai tu stesso quale".

 

Due settimane dopo Paolo si ripresentò, sempre accomodandosi discretamente, ma più sciolto, sicuro. Mi raccontò subito che aveva svolto il compito della scrittura. All'inizio era stato difficile e doloroso, ma via via si era accorto che si distanziava da quelle immagini e da tutto ciò che era accaduto. Anche il resto della giornata si sentiva più libero e tutto ciò lo aveva davvero molto sollevato. Una settimana dopo il primo incontro era tornato ad essere quasi del tutto autonomo, studiava, usciva e, due giorni prima della seduta aveva ricominciato ad andare a scuola da solo con il proprio scooter.

 

Mi complimentai con lui per come era stato bravo e “coraggioso” rispetto a un compito così doloroso. Adesso era uscito dal fiume in piena del suo trauma, attraversandolo. Se fosse rimasto in mezzo alla corrente resistendo ad essa ne sarebbe poi rimasto travolto. “Ora che conosci l'effetto della scrittura e ti senti molto più scarico rispetto ai tuoi pensieri e a quelle immagini puoi decidere tu quando scrivere. Da qui alle prossime due settimane, quando vorrai e se ne sentirai il bisogno, armati di carta e penna e butta fuori l'ultimo veleno rimasto dentro di te, se dovesse ancora essercene. La seduta durò poco, Paolo mi ringraziò vivamente e si congedò da me con riconoscenza.

 

Alla terza seduta Paolo era sereno, padrone della sua vita. Mi raccontò che tutto andava bene e che solo una volta aveva scritto nel quaderno, sentendosi ben presto sollevato.

 

Questo caso mette in evidenza come un trauma sia un'esperienza soggettiva, che può essere percepita diversamente da ogni essere umano. L'amico di Paolo non aveva avuto alcuna ripercussione emotiva a lungo tempo rispetto all'accaduto. Per il mio giovane paziente invece l'esperienza era stata scioccante. L'errore più comune che potrebbe fare una persona nel tentativo di tranquillizzare questi soggetti è il classico: “non ci pensare, ci sono cose più gravi, pensa che poteva capitare a te”. Invece la terapia, in questo caso, consiste proprio nel ripercorrere precisamente, scrivendo anche le proprie emozioni, proprio le immagini e i ricordi che più traumatici e dolorosi.

 

La prognosi si è rivelata favorevole in brevissimo tempo. Evidentemente nei casi di traumi più gravi, subiti in prima persona e nascosti per un lungo periodo il decorso terapeutico può essere meno immediato. Ma questa tecnica terapeutica si è dimostrata essere in assoluto la più efficace e veloce nella risoluzione totale dei casi da disturbo post traumatico da stress.


Davide Norrito - Psicologo e Psicoterapeuta - ricevo a Trapani

Iscritto all'Ordine degli Psicologi della regione Sicilia al n° 4735